Che cos’è il morbo di Haglund?

 

Con il termine morbo di Haglund si intende una patologia degenerativa del retropiede caratterizzata da una osteocondrosi dell’apofisi calcaneare posteriore con successiva comparsa di un’esostosi dell’angolo postero-superiore del calcagno e una borsite retrocalcaneare. Tale esostosi rappresenta una vera e propria prominenza ossea che va ad irritare meccanicamente la borsa retrocalcaneare ed il versante interno del tendine d’Achille, causandone una tendinopatia degenerativa inserzionale. La patologia è spesso bilaterale e molto frequente in atleti, maratoneti e podisti di età compresa tra i 20 e 50 anni ed è dovuta alle numerosi sollecitazioni che tali pazienti ricevono sul calcagno.

E’ una patologia idiopatica che si instaura molto lentamente nel corso degli anni e che può essere anche l’evoluzione dell’osteocondrite adolescenziale del calcagno nota come sindrome di Severe-Blanke-Haglund, che tende ad autolimitarsi con l’accrescimento e risulta asintomatica nella maggior parte dei casi.

 

Quali sono i fattori di rischio per sviluppare il morbo di Haglund?

 

I fattori di rischio sono rappresentati dall’utilizzo di calzature non idonee, alterazioni anatomiche del piede come un varismo del retropiede, un alterato equilibrio del piede, come nel piattismo e cavismo, un esercizio fisico scorretto, sia in termini quantitativi che qualitativi. 

 

Come si esegue la diagnosi di Morbo di Haglund?

 

La diagnosi è il risultato della valutazione clinica e strumentale. I segni clinici più importanti sono rappresentati da dolore posteriore sul calcagno, con associata tumefazione, arrossamento ed ipercheratosi cutanea (segni di irritazione cronica). Nelle fasi avanzate può essere presente una importante prominenza ossea calcaneare dolente alla palpazione. Il dolore, inizialmente limitato alla inserzione del tendine d’Achille, col tempo può estendersi anche al terzo inferiore del tendine, spesso indice di una associata tendinopatia degenerativa. 

Gli esami strumentali utili per la diagnosi sono la radiografia convenzionale, che può evidenziare l’esostosi calcaneare con eventuali calcificazioni associate e la risonanza magnetica nucleare, che mostra sia l’esostosi che la struttura del tendine, il suo stato e la borsite retrocalcaneare associata.

 

In che cosa consiste il trattamento del morbo di Haglund?

 

Il primo approccio è quasi sempre conservativo, anche se nei casi avanzati tale scelta può non avere dei buoni risultati, soprattutto se si tratta di pazienti sportivi con alte richieste funzionali. Il trattamento conservativo consiste in:

  • utilizzo di calzature adeguate con apertura posteriore per far respirare il calcagno;
  • talloniere per attutire i traumatismi e detendere il tendine d’Achille;
  • esame baropodometrico e plantari su misura;
  • riposo e riduzione dell’attività fisica;
  • cicli di fisioterapia mirata;
  • cicli di laser/tecarterapia.

Nei casi refrattari al trattamento conservativo bisogna prendere in considerazione l’opzione chirurgica, che è sempre mininvasiva e consiste nella rimozione dell’esostosi e della borsite retrocalcaneare, apertura della guaina del tendine e rimozione delle aderenze fibrose, scarificazioni del tendine (cioè piccole incisioni longitudinali per farlo sanguinare e richiamare cellule ematiche) ed eventuali riparazioni di lesioni del versante interno del tendine d’Achille.

Il rientro al domicilio è in giornata o a massimo il giorno successivo all’intervento. Il paziente deve indossare una calzatura ortopedica per qualche settimana ed eseguire una fisioterapia mirata. Il rientro allo sport avviene generalmente dopo 2-3 mesi. 

 

 

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