Protesi ginocchio e anca nello sportivo

Fast-Track in chirurgia protesica di ginocchio e anca

Come recuperare prima dopo una protesi del ginocchio o dell’anca

 

La gonartrosi e la coxartrosi sono due patologie ad eziologia identica ma che colpiscono due articolazioni differenti, il ginocchio e l’anca. Sono due patologie molto frequenti nei pazienti in sovrappeso e che non eseguono un’attività fisica regolare. Anche l’età è un importante fattore di rischio, anche se ultimamente sempre più pazienti giovani ne sono affetti: si tratta soprattutto di forme di artrosi secondaria ad altre patologie, come gli esiti di fratture del ginocchio e la displasia congenita dell’anca. Entrambe possono essere classificate da un punto di vista radiografico in quattro gradi, secondo l’entità dell’usura cartilaginea. Il trattamento varia in base ai sintomi del paziente, al tipo di limitazione funzionale ed al grado radiografico.

Nella fase iniziali-moderate e pazienti poco sintomatici il trattamento può essere conservativo e consiste in fisioterapia, calo ponderale, attività fisica regolare, farmaci antinfiammatori al bisogno ed eventualmente ciclo di magnetoterapia e di infiltrazioni articolari (con cortisone, acido ialuronico o plasma ricco di piastrine). Quando invece l’artrosi è moderata-avanzata e non risponde ai trattamenti conservativi è necessario eseguire un intervento chirurgico di sostituzione protesica.

La filosofia della chirurgia mininvasiva è quella di riparare solo ciò che è danneggiato, risparmiando i compartimenti e tessuti nobili del nostro corpo che non sono usurati. Il protocollo Fast-Track, ossia recupero veloce, si sposa bene con l’approccio chirurgico mininvasivo: l’obiettivo è traumatizzare il meno possibile i tessuti del corpo e far rientrare il paziente alla sua vita normale il prima possibile.

Tutto questo avviene grazie ad un team di specialisti composto dal chirurgo ortopedico, anestesista, fisioterapista ed infermiere, che si prendono cura del paziente fin dal prericovero, in cui gli viene insegnato come deve usare le stampelle, come si deve vestire e quali accorgimenti pratici dovrà avere con la protesi. Dal punto di vista chirurgico noi ortopedici adottiamo una serie di tecniche mininvasive per risparmiare il più possibile muscoli, tendini e ossa e ridurre il trauma sui tessuti; utilizziamo inoltre degli anestetici locali intraoperatoriamente e somministriamo per infiltrazione locale l’acido tranexamico, una sostanza che serve a ridurre il sanguinamento post-operatorio, che è un fattore importantissimo che può condizionare negativamente il recupero funzionale. Utilizziamo dei fili di sutura speciali che non avendo nodi riducono il rischio infettivo; per la pelle invece usiamo una speciale rete trasparente ed una colla che isola la ferita e ci consente di evitare le graffette metalliche, più scomode da rimuovere. Segue una parte riabilitativa che viene iniziata già dopo poche ore dal rientro in stanza: il paziente viene verticalizzato e mobilizzato con le stampelle indipendentemente dal tipo di intervento chirurgico eseguito. L’obiettivo è dimetterlo al domicilio in 3/4 giorni e fargli proseguire la fisioterapia in regime ambulatoriale.

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