La protesi mininvasiva dell’anca: la scelta dell’impianto è decisiva per personalizzare ogni intervento

Che cos’è la protesi dell’anca?

 

La protesi dell’anca è una sostituzione artificiale dell’articolazione coxo-femorale, quella cioè tra la parte prossimale del femore e l’acetabolo. E’ una articolazione di tipo enartrosi, cioè una emisfera racchiusa all’interno di una cavità sferica a sua volta.

La protesi dell’anca è costituita da uno stelo femorale che viene infisso all’interno del canale femorale, da una coppa acetabolare, che viene adagiata a pressione all’interno dell’acetabolo, da una testina femorale che viene posizionata sulla componente femorale e da un inserto in vari materiali che viene fissato alla coppa acetabolare. La protesi dell’anca può essere non cementata o cementata, cioè prevedere l’uso di un particolare cemento per fissarla all’osso del paziente. Nella maggior parte dei casi si utilizzano protesi ad ancoraggio biologico, cioè senza cemento, grazie ad uno speciale materiale che riveste le superfici protesiche che vanno a contatto con l’osso del paziente. Le protesi cementate vengono riservate a casi particolari: si tratta di pazienti anziani con osteoporosi o scarsa qualità ossea.

 

 

Le anche sono tutte uguali?

 

Ogni anca ha una sua geometria ed anatomia che deve essere rispettata se si vuole conservare la tensione delle strutture muscolari e gli angoli di lavoro dell’articolazione. L’angolo cervico-diafisario (l’angolo tra il collo del femore e l’asse anatomico della diafisi femorale, che oscilla tra i 125° e i 135°) e l’offset (cioè la distanza tra il gran trocantere ed il centro della testa del femore, che varia tra i 40 e 44 mm a seconda degli autori) sono i parametri più importanti che devono essere presi in considerazione quando si deve impiantare una protesi dell’anca. Esistono quindi anche vare, con un angolo cervico-diafisario < ai 130° e valghe, con un angolo > 135°; anche con un offset inferiore ai 40 mm e anche con un offset superiore ai 44 mm. Per riprodurre questi numeri il più fedelmente possibile esistono protesi con caratteristiche particolari: protesi vare, con angolo cervico-diafisario di 122° e 125° e protesi valghe, con angolo di 145°. Esistono poi protesi con un offset elevato, dette high-offset: è fondamentale riprodurre tale parametro perché ridurre l’offset vuol dire rendere instabile una protesi d’anca, ed aumentarlo (nella giusta misura ovviamente) vuol dire dare maggiore tensione ai muscoli e stabilizzare maggiormente un’anca.

 

 

Il software per scegliere la protesi personalizzata per ogni paziente

 

Per riprodurre la corretta geometria ed anatomia di ogni anca esiste un software chiamato Osirix che consente, previa esecuzione di una radiografia con un repere metallico noto, di calcolare l’angolo cervico-diafisario e l’offset e consigliare al chirurgo quale protesi impiantare e di quale dimensione sceglierla, calcolando anche la lunghezza finale degli arti inferiori.

Un recente studio scientifico condotto in Inghilterra ha evidenziato come la corretta scelta dell’impianto sia decisiva nel ridurre il tasso di revisione protesica. Gli autori dello studio, affiliati all’università di Bristol e Exeter, hanno dimostrato che un ospedale, in particolare il Royal Devon and Exeter Foundation Trust, avesse avuto nei 14 anni precedenti un tasso di revisioni di protesi d’anca del 1,7% contro il 2,9% del resto dell’Inghilterra. Tale ospedale aveva usato solo 3 modelli protesici, al contrario di tutti gli altri ospedali che mostravano una variabilità degli impianti maggiore. Questo suggerisce che la corretta scelta di un modello protesico affidabile possa in alcuni casi essere anche più importante dell’abilità del chirurgo stesso. Sarebbe quindi un diritto dei pazienti chiedere al proprio chirurgo ortopedico che tipo di protesi utilizzerà e quali sono i dati relativi alla sopravvivenza di quell’impianto.

 

 

 

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