artroscopia ginocchio

Artroscopia di ginocchio: da evitare nella meniscopatia degenerativa

Nessuna indicazione per la meniscopatia degenerativa

 

La meniscopatia degenerativa è una patologia molto frequente dopo i 50 anni e non solo. Consiste in una usura e disidratazione di menischi, più spesso quello interno, causata da microtraumi ripetuti nel tempo. I fattori di rischio sono sicuramente rappresentati dal peso corporeo e dal tipo di attività eseguita: ad esempio stare accovacciati per lunghi periodi (vedi categorie di lavoratori come elettricisti e piastrellisti) e praticare sports ad alto impatto come calcio e sci.

La meniscopatia degenerativa non sempre si accompagna a dolore: un esempio sono le meniscopatie diagnosticate durante l’esecuzione di una risonanza magnetica eseguita per altre ragioni. Quindi il trattamento va riservato solo ai casi sintomatici.

 

I risultati di uno studio scientifico

 

I ricercatori della Syddansk University (Danimarca), guidati da Jonas Bloch Thorlund, hanno condotto una revisione degli studi clinici presenti in letteratura ed hanno evidenziato come l’asportazione del menisco in artroscopia non sia indicata nella meniscopatia degenerativa in quanto offrirebbe un beneficio limitato nel tempo (circa 3-6 mesi) esponendo il paziente a rischi come la trombosi venosa profonda, le infezioni e l’embolia polmonare.

Sempre secondo questo studio il beneficio in termini quantitativi sarebbe paragonabile a quello offerto da un paracetamolo ed inferiore a quello offerto dai farmaci antinfiammatori non steroidei.

Attualmente la terapia per la meniscopatia degenerativa è conservativa e consiste in fisioterapia, farmaci antinfiammatori, cicli di infiltrazioni con acido jaluronico o cortisone, magnetoterapia e laserterapia.

Nei rari casi refrattari al trattamento conservativo può comunque essere presa in considerazione l’artroscopia di ginocchio, informando sempre il paziente sui potenziali effetti dell’asportazione del menisco: la sua assenza infatti può causare una usura della cartilagine del femore e della tibia predisponendo il paziente ad una artrosi. E’ bene quindi riservare questo trattamento solo a pochi rari casi in cui il paziente ha un dolore che resiste a tutti i possibili trattamenti conservativi.

 

 

 

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